Come fanno i pianeti a girare attorno al sole? Gli antichi greci se li immaginarono attaccati a sfere cristalline solide, una sorta di soffitto concentrico che ha suggerito l’immagine di una cipolla. Arrivò Galileo, vide satelliti attorno a Giove: come era possibile che gli girassero attorno supponendolo attaccato ad una parete solida? Assurdo. Fu la fine delle sfere concentriche. Cartesio, sconvolto dalla novità, corse ai ripari e immaginò grandi vortici di materia sottile e diafana in rotazione attorno al Sole; dentro ciascuno di essi stava il corpo più denso di un pianeta. La cosa odorava di materialismo e Cartesio cautamente trasmigrò in Olanda. Sopraggiunse Newton: i vortici cartesiani gli parvero troppo immaginari e li sostituì con l’attrazione che una massa più grande esercita, nel vuoto, su una più piccola; una “azione a distanza” universale, valida per la mela che cade dall'albero come per Giove che “cade” verso il Sole. I fedelissimi di Cartesio storsero la bocca: “azione a distanza”? Nel vuoto? Senza un mediatore fisico? Si stesse per caso tornando alla magia? Anglofilo, newtoniano, anche lui rifugiato politico, Voltaire, da Londra, ironizzava: un francese arrivato in Inghilterra si trova di colpo in un mondo vuoto dopo aver abitato sino ad allora in uno pieno.
Sulla scena della fisica celeste irruppe alla fine Einstein: e fu ribaltone: inutile cercare, tra pianeti e sole, qualcosa che “stia in mezzo”; è lo stesso spazio a curvarsi per effetto della massa di una stella; e i pianeti si adeguano. La cosa lasciò “freddini” i fans della fisica quantistica: d’accordo, si incurva; ma come? Ci dovrà pur essere un mediatore, una particella/onda, qualcosa di materiale; un …gravitone. Lo stanno ancora cercando.
Concetto universale e trasversale, il “come”, tocca le cose umane non meno di quelle naturali: qualunque cosa tu voglia realizzare, dal fare un uovo al tegamino al riportare l’uomo sulla luna, devi passare per le strettoie del “come”; sei cioè tenuto ad indicare di quali mezzi (mediatori) intendi servirti per raggiungere il fine. Un gigantesco razzo da 2604 tonnellate nel caso della luna (partenza a febbraio); un modesto tegamino da 500 g. per l’uovo (quando vuoi). Formidabile il “come”; piccola parola dalle mille facce: può essere avverbio, congiunzione, sostantivo; cosetta feconda, sottile, versatile. Se la cercate nel Grande Dizionario del Battaglia trovate ben 14 possibili usi/significati; il 13° è quello che ci interessa, il “come” sostantivo; quello che indica mezzi, modo, maniera e concatenazione causale attraverso cui si completa un processo. “Avevo una fastidiosa dermatite seborroica, ma ho risolto”. “Come?” “Una lozione anti-micotica due volte al dì, per giorni 10”.
Sembrerebbe, “il come”, regola ovvia e generale dei “parlanti”. Ma non è così. Basta guardare alle polemiche sulla riforma Nordio. La legge prevede tre organi di governo della magistratura: uno per decidere valutazione, promozioni, assegnazioni, trasferimenti dei PM; uno per decidere valutazione, promozioni, assegnazioni, trasferimenti dei Giudici; uno per infliggere sanzioni disciplinari. Nei primi due i magistrati saranno i 2/3 del totale: 2/3 di PM nel primo; 2/3 di Giudici nel secondo; nel terzo organo - quello disciplinare - i magistrati (misti) saranno 9 su 15 (3/5). Togati sempre in maggioranza; ma, a differenza del passato, tutti sorteggiati. Salvo ipotetici fluidi magici sprigionanti da Palazzo Chigi e capaci di “agire a distanza” sugli altrui cervelli, le decisioni finali saranno sempre e soltanto dei Magistrati. Nulla si potrà decidere se loro non saranno d’accordo.
“Non è così! Al trucco! Al tradimento!”, tuonano i partigiani del No referendario. “È solo un primo passo! A rischio c’è la Costituzione! Un perfido disegno: i Pm sotto il Governo!”.
Il fronte degli oppositori è vasto, vario e colorato: storici, filologi, cantanti, docenti, politici, sindacalisti, giornalisti, attori; persino un premio Nobel. Tutti preoccupatissimi di vedere precipitare la patria nella barbarie. Intanto il sindacato dei magistrati ha disseminato di grandi tabelloni luminosi le stazioni di mezza Italia: “Vorresti Giudici che dipendono dalla politica?”.
Va tutto bene, per carità: le forzature, le frasi ad effetto, le ragioni non dette, l’angoscia da “fine di un mondo”. Niente da dire: è la Democrazia.
Se però ve lo chiediamo in ginocchio, ce lo dite il “come”?
gm

Riguardo al referendum in questione mi sembra che il "come" più sensato da chiedersi è come mai la politica da parecchio tempo non riesce a individuare i problemi importanti ed essenziali della giustizia e si attorciglia in questioni irrilevanti. Processi lenti o infiniti, burocrazia macchinosa, personale mal formato, errori giudiziari numerosi e macroscopici...Bisognerebbe rifondare la Giustizia e invece ci si perde in inezie. Ci troviamo in una situazione simile a quella della Scuola: ogni riformina della politica è così inutile e superflua fino al punto da chiedersi come mai la politica ha smarrito il principio di realtà?
RispondiEliminaCaro Tullio, gli errori giudiziari succedono perché Gip e Gup sono in condizione di sudditanza verso le Procure. E mandano avanti il 90% delle richieste dei COLLEGHI...
EliminaI partigiani del NO referendario, però, sollevano un’obiezione meno scontata. Il punto non è solo la matematica dei numeri, ma il modo in cui quei numeri vengono formati.
RispondiEliminaÈ vero: nei nuovi CSM la componente togata resterà formalmente maggioritaria. Ma come verrà scelta? I magistrati saranno selezionati tramite una vera estrazione a sorte, pescando tra migliaia di persone. Un meccanismo che produce, per definizione, una rappresentanza frammentata: tante individualità, tante sensibilità diverse, nessun collante.
Per la componente cosiddetta “politica”, invece, il discorso cambia. Anche qui si parla di sorteggio, ma all’interno di una lista preventiva. Una lista di cui non conosciamo né la lunghezza né i criteri, ma che verrà definita dal Parlamento. O, per essere più realistici, dalla maggioranza che sostiene il governo. Anzi, visto il ruolo sempre più marginale del Parlamento negli ultimi anni, direttamente dal governo.
Il risultato? Da una parte un gruppo compatto, affiatato, con un orientamento politico omogeneo. Dall’altra una pattuglia di magistrati “cani sciolti”, ciascuno con la propria idea, senza una linea comune e, soprattutto, senza la forza numerica e organizzativa per incidere davvero.
Facciamo un esempio concreto.
“Chi scegliamo come Procuratore Capo di Roma: Tizio, Caio o Sempronio?”
La componente politica del CSM ha già i suoi cinque voti blindati su Tizio. Basta che un solo magistrato voti Tizio, mentre gli altri si dividano tra Caio e Sempronio, ed ecco il risultato: Tizio viene nominato.
Formalmente decide il CSM.
Sostanzialmente decide la componente politica del CSM.
In pratica decide il Parlamento.
in realtà decide la maggioranza parlamentare
E, andando fino in fondo, decide il governo.
È un meccanismo che ricorda quello delle grandi società quotate: possedere il 33% delle azioni significa, sulla carta, essere una minoranza. Ma se il restante 67% è frammentato e disorganizzato, alla fine sei tu a dettare la linea.
Minoranza nei numeri, maggioranza nel potere.
Oggi le maggioranze blindate che si scambiano nomine, favori e...indulgenze per chi sbaglia, ci sono già (metodo palamara) Aggiungo: gente che può darti trent’anni di galera ... sarebbero sprovveduti cani sciolti incapaci di discutere, ragionare, accordarsi e decidere secondo il meglio?
EliminaAsakkabara è l'autore.
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